Tantodori Gokyo

Atemi

Preparazioni

Postura delle braccia e delle mani per la tecnica.

Atemi

Questo atemi ancora. Questo non è una molto buona idea.
Quindi per questo si deve sapere quel tipo di atemi conviene.
Invece molta gente pensa solo a fare danni (fa calci).
Questo serve solo a fare danni.
Allora basta fare BAM (imita una pistola), allora non c'è più una tecnica.
Tutto questo solo distrugge.
Ma invece non distruggere ma controllare la situazione.
La situazione che lui arriva così.
Quindi (fa un colpo diritto con il pugno) fare un atemi così non conviene.
(Il tanto) arriva.
Quindi per controllare la situazione, è questo (sta entrando con tutte le due braccia).
Quindi arriva qui. E dopo arriva questa (mostra come girare la mano).
Questa è la maniera del atemi.
Quindi non è bisogna creare danni, distruggere, ma controllare la situazione, nostra relazione.
Ho fatto questo. Ma se si continua spingere non funziona.
Ora molta gente fa ... (mostra colpi verso la faccia di uke).
Ma non è questo.
Ma ... (mostra come girare la mano).

Atemi e pace

Concetto dell'atemi nell'Aikido.

Un maestro a chi piace la pace non vuole insegnare atemi.
Un maestro aggressivo (invece) insegna atemi.
Perché questo? Perché c'è sempre questa idea fissa: atemi vuole dire colpire e colpire vuole dire distruggere altri. Fare più danno possibile. Questo è il problema.
Per fare più danno possibile si deve praticare ... (mostra box e calci).
Allora il meglio è fare solo BAM (usare una pistola) o una bomba o una bomba nucleare.
Quindi logicamente non conviene.
Per questo l'atemi è stato una posizione (una pratica) un po' scomodo nell'Aikido.
È una questione di teoria, di filosofia.
La unica maniera per praticare l'atemi è che lo scopo non è creare più danno possibile, lo scopo è controllare la situazione. Allora, in questa maniera, si può inserire l'atemi bene con Aikido con pace.
Quindi ...
Ci sono danni facendo così (fa box), questo fa danni.
Ma controllare la situazione è questo (fa il movimento proposto).
Probabilmente può fare un po' male.
Quindi quando si pratica senza toccare si fa con Ki. Quindi ... UNO ...
È lo stesso movimento ma con Ki. Per non toccare, per non fare male. ... UNO ...

Ulteriori spiegazioni

Come funziona questo atemi.

... senza toccare con questa mano. ... UNO ...
(Quando si fa questo senza atemi, ...) non si sa come fare quando l'altro colpisce.
Si deve fare atemi per sapere cosa si deve fare quando l'altro fa un pugno.
In realtà fa spesso un pugno. Quindi bisogna capire questo.
Quando si fa questo (colpisce il mento di uke con la sua mano). Guardate.
(Yoshigasaki Sensei attacca e uke simula questa situazione) Qui, lui fa danno, chiaramente. Io posso resistere, ma c'è danno.
OK. Quando lui fa questo ... (Y. gira la testa) Ora non c'è più danno.
Basta non fare così, così non c'è collisione.
Tutto questo bisogna sapere. (Y. a un colpo con il pugno verso la faccia di uke, che gira la testa ...) Basta fare così. Ma anche in realtà, quando (il pugno) tocca, non c'é grande problema. Quando si fa lentamente, anche se tocca, non fa molto danno. Quindi tutte queste cose bisogna sapere.
(In una situazione) in strada, resistere o andare via.
Che cosa e meglio deve decidere il corpo, non c'è tempo per pensare. Capite? Quando il pugno arriva, resister o fare questo (... girare la testa).
Anche il braccio; la domanda è usare il braccio o non usare il braccio. Ci sono due possibilità ma dipende della situazione, quale è la migliore.
Questo non si può risolvere pensando, il corpo deve imparare questo.
(uke attacca con sakate mochi, Y. fa la tecnica) Basta che uke fa così (gira la testa), è così non ho fatto niente (danno). Quando è così, allora prendo il polso.
Quando uke gira la testa, anche attaccare diventa difficile.
(Mostra il colpo con il tanto girando la testa nell'altra direzione) Così è difficile.
In questo momento il braccio con il tanto è debole. Quindi conviene controllare.
Quindi quando fa così (uke attacca e Y. entra con le due braccia) lui gira (la testa) e allora arriva così. (Mette uke a terra e toglie il tanto).

Fonte: Seminario Bosco Gurin 2010